“Le immagini utilizzate sono a scopo puramente illustrativo e decorativo. Non intendono rappresentare la realtà dei fatti né offendere l’integrità di persone, luoghi o avvenimenti.”
Rivisitazione da una fiaba di Hans Christian Andersen, riscritta da Enrico Ibrahim Deiana (presente nel libro "La Grande Battaglia Culturale")
Molti anni or sono viveva un Imperatore che amava tanto circondarsi di bellissime nuove opere d’arte, al punto da usare buona parte delle risorse economiche del Regno per finanziare artisti che creassero nuovi progetti artistici per lui.
Non si aspettava sicuramente che una complessa concatenazione di eventi da lui ingenuamente iniziati, avrebbe portato lentamente alla follia l’intera popolazione della sua amata città, facendo decadere un Regno un tempo cosi ricco e fiorente. L’Imperatore era considerato da tutti un filantropo ed amante delle arti e della cultura; egli non si curava tanto degli armamenti dei suoi soldati, in quanto si viveva da secoli nella pace più totale, né si curava di andare alle feste nobiliari, in quanto non gli interessava ubriacarsi e gongolarsi nel lusso, o di passeggiare come un perditempo nel centro città, per ostentare i suoi abiti e lo stile di vita regale.
La cosa di cui veramente si curava era parlare con tutti riguardo i nuovi dipinti da lui acquistati: con i visitatori del castello per esempio, con i suoi umili sudditi, oppure con i personaggi facoltosi del Regno, o con i pellegrini che ancora non conoscevano le arti del Regno se non per fama e venivano appositamente per ammirarle.
Tutti amavano le sue disquisizioni su tali profondi argomenti; l’Imperatore era ossessionato dal suo obiettivo di rendere il suo Regno sempre più bello e ricco d’opere d’arte e ciò a volte lo rendeva ingenuo e credulone.
L’Imperatore, unico al mondo nel suo record, possedeva cosi tante opere d’arte che quasi non si vedeva un centimetro di mura del castello dietro di esse; quando si chiedeva dove egli si trovasse, invece di rispondere che: “Il Re si trova ora in riunione al Consiglio”, di lui invece si diceva sempre: “E’ nello studio del nuovo artista ad ammirare le ultime opere d’arte!”.
Quest’epoca era veramente il picco della civiltà; le arti e la cultura avevano ispirato i cuori dei suoi cittadini che si formavano con alti ideali ed obiettivi, contribuendo ognuno nel rendere il Regno più bello e sempre più efficiente.
Ogni giorno giungevano infatti molti artisti stranieri o semplici amanti delle arti… ma un giorno purtroppo accadde un imprevisto.
Desiderosi di veloci guadagni e consci di certe debolezze dell’Imperatore, arrivarono due impostori; assettati di guadagnare dalla bontà ed innocenza di questa prosperosa civiltà, essi si fecero passare per grandi geni dell’arte e sostennero di poter creare le opera d’arte più magnifiche che mai potessero essere immaginate da mente umana.
Le opere che i due malfattori creavano, si diceva, andavano oltre il visivo, e avevano lo strano potere di risultare invisibili solo agli uomini di bassa educazione scolastica e che non fossero all’altezza della loro carica istituzionale o mestiere.
“Sono proprio dei grandi artisti; parlano di concetti rivoluzionari mai sentiti prima d’ora!” pensò estasiato tra sé e sé l’Imperatore. “E con questi al mio fianco potrei scoprire chi nel mio regno non è all’altezza dell’incarico che ha, e discernerei gli stupidi dagli intelligenti. Sì, queste opere d’arte devono essere immediatamente create per me! Migliorerebbe l’efficienza del Regno e permetterebbe all’arte di fare un ulteriore salto di qualità”.
Perciò diede ai due truffatori moltissimo denaro per creare al meglio le opere; fu un enorme finanziamento in buonafede, affinché potessero cominciare a lavorare fin da subito.
Non avendo mai sentito prima di un’impresa artistica del genere, lo finanziò come mai finanziò nessun altro prima d’ora, nella sua bontà ed ingenuità.
Questi presero in prestito un’enorme sala del castello e montarono una moltitudine di cavalletti, facendo finta di lavorare su un gran numero di telai vuoti, ai quali non avevano però attaccato alcuna tela.
Senza scrupoli e con grande avidità chiesero anticipatamente i pigmenti più preziosi e le tele di più alta qualità; di questi materiali si riempirono segretamente le borse e valigie, per poi lavorare sui cavalletti vuoti fino a notte fonda e rivendere in segreto i materiali acquisiti con inganno.
“Mi piacerebbe sapere come proseguono i dipinti” pensò l’imperatore che in verità si sentiva un po’ agitato al pensiero che gli stupidi o chi non fosse adatto al suo incarico non potesse vedere le opere da lui commissionate. Naturalmente non temeva alcunché per se stesso in quanto era l’Imperatore e aveva fiducia che la gran parte dei suoi sudditi fosse perfettamente istruita; mandò cosi in avanscoperta un suo aiutante fidato per vedere come i lavori stessero proseguendo, sicuro della sua professionalità ed intelligenza.
La voce si sparse e tutti in città ormai avevano sentito che straordinario potere avessero quei dipinti ed erano tutti di fatto molto ansiosi di scoprire quanto ignorante ed incompetente fosse il loro vicino di casa; la zizzania fu metaforicamente seminata.
“Domani manderò il mio vecchio bravo ministro dai quei due grandi pittori” pensò l’imperatore, “Lui potrà certo vedere meglio degli altri come stanno procedendo i lavori, dato che ha buon senso, un’ottima educazione culturale e non c’è nessuno migliore di lui nello svolgere il suo mestiere.“
Il giorno dopo il vecchio ministro entrò nello studio dove i due truffatori stavano lavorando su una moltitudine di cavalletti vuoti, ma non andò come previsto!
“Dio mi protegga!” pensò, e spalancò gli occhi “Non riesco a vedere niente!” ma non lo disse per paura di essere giudicato.
Entrambi i truffatori, consci dei suoi pensieri, lo pregarono di avvicinarsi di più e gli chiesero se i colori e il disegno non fossero magnifici.
Intanto indicavano i cavalletti vuoti e il povero ministro continuando a sgranare gli occhi, non poté dir nulla, perché non c’era nulla e perciò annuì nervosamente, mentre gocce di sudore gli si formavano sulla fronte…
“Oh mio Signore!” pensò “Forse sono stupido? Non l’ho mai pensato ma non si sa mai. Forse non sono adatto al mio incarico? Non posso raccontare che non riesco a vedere le tele!Perderei il mio lavoro e verrei ridicolizzato da tutti”
“Ebbene? Lei non dice nulla? Che pensa del concetto che abbiamo rappresentato, di quest’arte che va oltre l’arte, che supera le imposizioni del passato?Non vede come tutto sia cosi rivoluzionario?” esclamò uno dei falsi pittori.
L’altro truffatore aggiunse per dargli corda: “Noi creiamo un’arte che solo la gente estremamente colta e sofisticata può comprendere, siamo felici che Lei sia qui ad ammirare il nostro lavoro”.
Il vecchio ministro, guardando attraverso gli occhiali, nel puro panico che cercò di mascherare, disse mentre sudava copiosamente dal nervosismo: “È arte splendida! Bellissima! Che disegni e che colori! Sì, sì, dirò all’Imperatore che mi piacciono moltissimo! Che ricerca concettuale, che arte d’avanguardia!Proprio come dite voi, si!si! ditemi di più!”
“Ne siamo molto felici! Si vede che lei se ne intende” disse uno dei due pittori, e subito cominciarono ad indicare i vari colori e lo splendido disegno, oltre ad esplicare tutto il concettualismo intrinseco dell’opera, che ne permeava ogni gestualità.
Il vecchio ministro ascoltò attentamente per poter ripetere a pappagallo la stessa spiegazione, una volta tornato dall’imperatore e così infatti fece, ripetendo tutto a memoria, anche se non aveva capito un bel nulla.
Gli imbroglioni presero la palla al balzo e richiesero subito un’altra ingente quantità di denaro, pigmenti pregiati e materiale vario, necessario per concludere le opere; poi cominciarono a ricevere in privato alte cariche che erano sempre state in qualche modo gelose dell’Imperatore e desideravano ottenere più potere decisionale riguardo l’amministrazione del Regno; diverse banconote passarono di mano in mano durante quegli incontri.
Tramite la stipulazione anticipata di diversi contratti ben privati, ottennero il diritto di poter esporre le proprie “opere” presso i più importanti musei e gallerie locali, offrendo naturalmente buone percentuali di profitto ai proprietari.
Fecero richiesta di essere aggiunti in futuro come artisti contemporanei nei fascicoli ufficiali della storia dell’arte nei quali poter essere descritti come grandi innovatori, da venir successivamente studiati presso le maggiori istituzioni scolastiche.
Con buona parte dei soldi ottenuti, assunsero inoltre critici d’arte, acquistarono percentuali di proprietà di gallerie d’arte, musei, ottenendo posti prestigiosi in ruoli di forte influenza culturale.
Questi due truffatori sembravano non riposare mai, organizzando di tutto e di più in cosi breve tempo; erano ormai tanti anni che avevano studiato questo piano, anche se erano apparsi improvvisamente come stranieri nuovi del Regno, e seguivano una precisa lista d’azione, connettendosi con personaggi con cui avevano già instaurato diversi rapporti negli anni precedenti.
Intanto sui telai vuoti non aggiunsero mai nulla… ma continuarono a fingere di dipingere nell’aria, con in mano tavolozze vuote sprovviste di colori.
L’Imperatore fremeva dalla curiosità, buono ed ingenuo com’era; era cosi in buona fede da finanziare chiunque gli promettesse di creare arte e cultura utile alla prosperità del suo Regno; questa era la sua più grande debolezza!
Dopo un mese, trepidante d’attesa, l’Imperatore inviò un altro onesto funzionario per vedere come proseguissero i lavori, e diciamo anche per testarlo un po’ nella sua professionalità, in modo che chiedesse quanto mancava prima che i dipinti fossero pronti.
Al nuovo funzionario accadde quello che capitò al ministro precedente; il funzionario guardò con attenzione i cavalletti, ma non essendoci nulla da vedere se non i telai vuoti, non vide nulla.
“Non sono dei grandiosi e rivoluzionari questi nostri dipinti?” chiesero i due truffatori, spiegando e mostrando l’arte invisibile che non c’era affatto di fronte agli occhi di nessuno tra i presenti, mentre sorridevano in modo cosi positivo ed ammaliante al povero funzionario.
“Stupido non sono” pensò il funzionario… “E’ dunque la carica che ho a non essere adatta a me? Mi sembra strano! Comunque nessuno dovrà accorgersene, devo stare al gioco e fingere di vedere le opere, altrimenti verrò licenziato e deriso!” e così lodò copiosamente le opere d’arte che in realtà non vedeva e descrisse vivamente la gioia che i colori e il magnifico disegno procuravano al suo sguardo.
Non perse tempo e ripeté ai truffatori la spiegazione sentita dal ministro.
“Sì, sono proprio magnifiche, è un’arte che supera il passato, va oltre la tradizione, è rivoluzionaria!” riferì poi all’imperatore, ripetendo ogni nuova descrizione fatta non a caso dai due truffatori, che bene conoscevano la psicologia umana d’emulazione, in situazione di panico.
Tutti in città parlavano di quegli artisti rivoluzionari, che ormai avevano ottenuto un ruolo di rilievo sull’influenza culturale ed avevano già iniziato a propagandare con lezioni teoriche il loro innovativo stile, deridendo gli stili artistici precedenti ed organizzando incontri di lettura e sensibilizzazione ai nuovi concetti artistici e di stigmatizzazione dei vecchi metodi.
Lezioni e convegni teorici e nessun opera esposta; il loro talento dialettico da solo era in grado di incantare gli intellettuali del Regno, che come nulla abboccavano.
Passati altri due mesi, quando questi due artisti ormai avevano conquistato le menti di chiunque avesse nel Regno un’influenza culturale; l’Imperatore stesso ora volle vedere le famose opere personalmente, mentre ancora erano ancora dentro lo studio, prima che venissero esposte al grande pubblico.
Egli infatti era un perfezionista e desiderava vedere le opere solo quando mancavano gli ultimi tocchi di rifinitura e mai prima, nonostante avesse avuto una enorme curiosità a riguardo e avesse combattuto contro il suo stesso desiderio di vedere le opere. Con un gruppo di uomini scelti, tra cui anche i due funzionari che già erano stati a vederle mesi prima, si recò dai furbi truffatori che stavano dipingendo con apparente grande impegno, ma nell’aria.
“Non sono scandalosamente artistiche?” esclamarono i due bravi funzionari che avevano imparato a fingere di vedere le opere. “Sua Maestà, guardi che disegni, che colori, che composizione, che concetto esistenziale profondo e rivoluzionario!” e indicavano intanto i telai vuoti, pensando che gli altri potessero vedere le opere che nessuno in realtà vedeva, con finti sorrisi che avevano imparato a mostrare all’occorrenza.
Silenzio di tomba…
L’Imperatore per poco svenne e quasi gli venne un attacco di cuore, ma con tutta la sua mente ed i suoi sforzi riuscì a mascherare il terrore che sentiva dentro; ondate di copioso sudore gli inondarono i regali abiti.
“Come sarebbe!Mi sento quasi morire, questo è un incubo, il peggior giorno della mia vita” pensò l’imperatore. “Io non vedo nulla! È terribile! sono forse stupido?ma come?? o non sono degno di essere Imperatore? Questa è la cosa più terribile che mi potesse mai capitare. Devo nasconderlo a tutti!
Il mio Regno crollerebbe se scoprissero che non riesco a vedere le opere” ; poi dopo un profondo respiro, abituato com’era a situazioni di estrema formalità, esclamò: “Oh, sono lieto del vostro lavoro!” esclamò “Avete la mia piena approvazione!” mentre intanto fingeva di sorridere, osservando per finta le opere invisibili, ma lasciando trasparire amarezza e tristezza dai suoi occhi; cercò di mantenere la sua compostezza regale, che in questo caso lo stava salvando dall’essere smascherato; non poteva ammettere che non ci vedeva assolutamente niente, sarebbe stato spodestato ed il suo Regno sarebbe crollato e ciò lo preoccupava immensamente, come un pugnale sul cuore.
Tutto il suo seguito guardò con attenzione, e non vide nulla ugualmente, ma tutti fingettero nervosamente.
Questo fu il giorno peggiore della vita dell’Imperatore, che dal giorno si chiuse dentro se stesso e perse tutto l’amore per le arti e la cultura; divenne depresso e non volle più a finanziare i giovani artisti, che adesso sembravano ossessionati da questo nuovo stile.
Decise di delegare invece i due truffatori a tale incarico d’amministrazione, sentendosi incapace di comprendere il futuro dell’arte e completamente inadeguato per questi difficoltosi tempi moderni.
In questo momento il Regno iniziò a crollare internamente, un’ondata di depressione sopraggiunse, soprattutto sugli amanti dell’arte e della cultura, ma tutti la mascherarono per evitare di essere giudicati; nessuno della Corte dell’Imperatore mai vide alcuna opera, ma nessuno ebbe il coraggio d’ammetterlo; tutti, per evitare di essere etichettati come ignoranti, complimentarono ruffianamente l’imperatore per aver finanziato questi due grandi artisti e ripeterono a pappardella: “Sono fenomenali, opere rivoluzionarie! E’ un superamento dell’arte del passato, riescono ad andare oltre tutti i nostri precedenti preconcetti!” e per evitare di apparire incapaci di vedere le opere, le vantarono proprio esageratamente.
Inoltre consigliarono all’Imperatore di inaugurare subito l’esibizione nella piazza del centro, all’aperto, per tutti i cittadini del Regno! Cosi da mostrare ai sudditi quanto l’imperatore fosse capace di cotanta filantropia; i finti sorrisi forzati, le compensazioni sbilanciate di finto interesse erano palpabili, ma ognuno era focalizzato sul mentire al prossimo e gli animi del Regno furono tutti distrutti dal punto di vista emotivo.
Nessuno poteva più fidarsi dei propri occhi e cominciarono a dubitare di loro stessi e delle proprie capacità; la percezione stessa della realtà perse oggettività.
L’Imperatore, per compensare la sua incapacità di vedere le opere, esagerò consegnando ai truffatori persino delle insegne decorative e cariche pubbliche: una Piramide ad Honorem di Gran Maestro da appendere all’occhiello, la cui grafica e titolo furono progettati direttamente dai due truffatori ed il titolo di “Amministratori della cultura del Regno”.
Fatto ciò, non vide l’ora di scomparire nelle sue stanze private ed evitare qualsiasi futuro evento artistico o contatto sociale; i due truffatori vennero elevati a geni e riempiti di doni, incarichi e titoli. Ormai erano divenuti loro i nuovi responsabili della valorizzazione culturale del Regno e nulla sembrava poterli più fermare.
La notte che precedette l’esibizione, i truffatori restarono alzati con diversi strani candelabri multipli ben accesi, in modo che la gente potesse vedere che erano cosi impegnati nel concludere le numerose opere create.
Finsero di passare le pennellate finali, stesero per finta una vernice finale, incorniciarono il telaio con una cornice ben visibile, misero le invisibili firme ed infine annunciarono: “Ora i dipinti sono pronti!Saremmo lieti di avere la benedizione ed augurio del più saggio tra i saggi, il nostro Imperatore”.
Consci dello stato emotivo dell’Imperatore, volevano in ogni caso rigirare il coltello nella piaga per dargli una definitiva umiliazione personale, che l’avrebbe reso ancora più triste ed insicuro riguardo le proprie competenze artistiche.
Il morale delle autorità del Regno e degli operanti della cultura era difatti ai minimi storici e mascherato dai più grandi sorrisi falsi e forzati della storia della loro tra poco non più prosperosa e sana civiltà; non solo l’Imperatore era stato colpito molto negativamente da questa situazione, ma la maggior parte dei membri della gerarchia…e presto anche gli abitanti del Regno.
Per dare il buon augurio prima della mostra ufficiale, come richiesto dai truffatori, giunse l’Imperatore in persona con i suoi illustri cavalieri e la sua scorta; i due imbroglioni sollevarono le braccia come se tenessero qualcosa tra le mani e dissero: “Questo è un ritratto che le abbiamo realizzato, noti quanto sia somigliante e allo stesso tempo rivoluzionario; che sia il taglio con la noiosa tradizione e l’inizio di una nuova era!
E’ tutto per lei, illustrissimo, benevolo e più saggio tra gli uomini, nostro saggio Imperatore”
“Superba opera” confermarono all’unisono nervosamente tutti i cavalieri, anche se non potevano vedere nulla, dato che non c’era nulla. Le armature tremarono di paura, inondate da nervoso sudore.
L’imperatore, onesto ed ingenuo, credeva veramente di essere indegno e aveva un unico pensiero, sparire per sempre e non farsi più vedere; i due truffatori lo intuirono e pensarono di rendere il pubblico conscio che sarebbero stati i nuovi responsabili della cultura.
“Vorrebbe Sua Maestà Imperiale informare i cittadini del Regno sul nostro umile aiuto, come Suoi nuovi amministratori della cultura, come ufficiali promotori dell’arte del progresso?Saremmo lieti di aiutare sua Maestà nel far proliferare le nuove rivoluzionarie arti” dissero all’unisono i truffatori di fronte a tutti gli aiutanti dell’Imperatore.
L’Imperatore, completamente demoralizzato, acconsentì e firmò pubblicamente varie carte e contratti che i truffatori gli posero in mano; terrorizzato di lasciar intravedere la sua presunta ignoranza, si incamminò tremante verso l’inaugurazione della mostra al grande pubblico, a testa bassa.
E così l’Imperatore fece il discorso inaugurale di fronte al popolo, un popolo completamente silenzioso e privo di vitalità; sembrava fosse un funerale, in quanto tutti d’un tratto si sentirono stupidi ed incapaci di vedere le opere, anche se lo nascosero.
Il discorso dell’Imperatore fu suggerito dai due falsi artisti, che si trovavano alle sue spalle, che intervenivano sempre più spesso per dare più vitalità al discorso Imperiale, decantando la bellezza e la novità delle opere d’arte commissionate e parlandogli sopra.
I popolani più stupidi, terrorizzati di apparire ignoranti, furono i primi a gridare “Che meraviglia i nuovi dipinti dell’imperatore! Che splendide opere d’arte!Chi non la vede è un allocco!”
Nessuno voleva ammettere di non vedere assolutamente nulla, perché altrimenti avrebbe dimostrato di essere stupido agli occhi del giudizio della massa.
Nessuna delle opere commissionate dall’imperatore aveva mai avuto un tale successo come in quel determinato giorno, per pura compensazione comportamentale.
Diversi artisti fino al momento ampiamente rispettati, si incupirono, tristi di non essere in grado di vedere le importanti opere, mentre altri, quelli meno talentuosi, cominciarono a pensare di imitare lo stile dei due geni, in modo da essere finalmente apprezzati dalla comunità locale.
Quel giorno il cuore del Regno si spezzò, gli amanti dell’arte si depressero, mentre i meno talentuosi videro questa nuova arte come una risposta alle loro mancanze artistiche e ad una possibilità carrieristica prima impensabile.
Tutto d’un tratto un grido, la voce della Verità risuonò:“Ma non c’è nessun dipinto, sono telai vuoti!Siete tutti impazziti???” gridò un famosissimo ed apprezzato maestro d’arte, sdegnato; uno dei migliori del Regno, bisognerebbe sottolineare: “Non c’è proprio nulla su quei telai, tirate fuori un po’ di coraggio invece di far finta di vedere ciò che neanche esiste! E’ una truffa!!!” aggiunse.
Si senti un rumoroso fastidioso silenzio nell’aria e poi tutto d’un tratto infiniti borbottii e sussurrii; i due truffatori, paonazzi ed infuriati, indicarono il maestro d’arte, con estremo odio.
Gli puntarono il dito contro ed uno gridò: “Razzista, geloso, ignorante, sappiamo tutti che sei solo geloso del nostro talento, lurido razzista ignorante! Sei solo geloso perché stiamo cercando di migliorare la società, invece di creare noiose ripetizioni del passato! Sei solo un fallito e lo sai! Inoltre ci tratti cosi perché siamo stranieri! Razzista! Vergognati, estremista! La verità è che non riesci a vedere le opere d’arte e dovresti esser licenziato per incompetenza e stupidità!”
Aggiunsero poi “Popolo! Eccolo, quest uomo è l’emblema del passato marcio che dobbiamo superare. Chiunque la pensa come lui dovrebbe vergognarsi e bisognerebbe licenziarlo per incompetenza e mancanza d’educazione artistica. Chi di voi più intelligenti di lui vorrebbe il suo posto di lavoro? Facciamo cosi!!! Votiamo se siamo a favore di licenziarlo cosi poi uno più degno prenderà il suo incarico lavorativo!”
Gli artisti meno talentuosi, da tempo gelosi del maestro, presero la palla al balzo ed appoggiarono le parole dei due truffatori, che in realtà si erano già accordati con i truffatori, che erano da tempo alla ricerca di aiutanti per questa nuova arte; stessa cosa fecero i galleristi e direttori dei Musei con cui si erano già accordati, che avrebbero guadagnato un’ottima somma di denaro commerciando e promuovendo questa nuova arte.
La folla allora si innervosì, cominciarono i bisbiglii e la paura vinse sulla verità; invece che mettersi dalla parte dell’onesto maestro, gridarono anche loro contro di lui e votarono non solo per licenziarlo ma per esiliarlo permanentemente dal Regno.
La notizia il giorno dopo finì sui giornali, etichettata come un “Tentativo vergognoso di protesta violenta, veicolata da un “artista” colpevole di corruzione e diversi scandali orrendi – La vera faccia dell’arte del passato”; il maestro fu ridicolizzato e sbeffeggiato in quanto violento ed estremista politico, contro il progresso della società e razzista, in quanto criticò i finti artisti, di paese straniero, come se fosse stato quello il problema…
Sui giornali apparvero notizie inventate di sana pianta nei quali il maestro venne accusato di scandali sessuali mai accaduti e di corruzione; vennero pagati dei finti testimoni che accordatisi, riempirono di colpe il povero maestro.
L’umiliazione mediatica lo seppellì completamente e venne esiliato con grida di disperata gioia piangente da parte del popolo isterico.
Nessuno dal giorno volle più criticare le opere dei famosi artisti, per paura di essere ridicolizzati sui media locali. E così, da semplice truffa, l’arte dei due furbi affaristi, venne presa ad esempio come stile artistico ufficiale ed ancora oggi in quella città, si “dipinge” in tal modo.
Le conseguenze morali e sociologiche saranno disastrose sul Regno e ne verremo a conoscenza nella seconda parte della fiaba, vista da un punto di vista inaspettato, che riguarda un bambino prodigio ed un magico filo d’oro parlante.
Vi anticiperò un piccolo particolare sconosciuto ai due truffatori , ossia che le bugie alla fine vengono sempre smascherate!
Fine parte prima.
Proprietà intellettuale di Enrico Ibrahim Deiana, tratto dal libro “La grande Battaglia Culturale“.
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