" Sfido la narrativa dominante del modernismo occidentale, per promuovere il ripristino della dignità delle Arti"

L'arte figurativa come baluardo contro il tardo modernismo

Essere un artista figurativo al giorno d’oggi…dopo un secolo di indifferenza verso il patrimonio culturale ed artistico tradizionale, nel momento in cui la ultra-pervasiva tecnologia digitale permette con un click di generare immagini artificiali istantaneamente… essere un artista va interpretato come un atto di Fede a favore dell’unicità del potenziale inimitabile dell’Essere umano; un atto di non sottomissione verso la tecnocrazia imperante che sta spazzando via la poesia dell’esistenza, modellando freddi cuori d’acciaio che non sentono più le emozioni.

L’Arte è espressione dell’anima, l’Arte parla ai cuori, l’Arte è il segno tracciato dall’Uomo durante la sua complessa e difficoltosa ricerca esistenziale… e la società ha proprio bisogno di essa per prosperare, se prodotta a scopo benefico con genuinità e bontà d’animo; l’Arte è un tesoro dell’Umanità, un linguaggio antico che bisogna custodire e divulgare ad ogni costo, per la salvezza della nostra specie in quanto tale.

Come ogni linguaggio, l’Arte va curata nella tecnica, nel linguaggio e nel significato per essere portata alla sublimazione del concetto espresso, cosi da poter comunicare elevati messaggi in modo dignitoso; come con la Filosofia e le Scienze, che attingono al buon patrimonio culturale acquisito nei millenni dai nostri predecessori, cosi deve nuovamente fare l’Arte, che nel secolo scorso fu umiliata e derisa da correnti culturali anarchiche e nichiliste; esse mancarono di rispetto a questo antico tesoro, che noi tutti dobbiamo ora far risplendere nuovamente.

E’ necessario che si costruisca un ponte tra modernità e tradizione, invece che separare questi due mondi culturali come se fossero antagonisti e non alleati; le arti moderne furono uno sfogo di ribellione durato un secolo, inevitabile probabilmente a causa della rigidità di certe Istituzioni accademiche, focalizzandosi più sullo strumento tecnico che idolatrarono a fine stesso, ma che la cui demonizzazione modernista causò la disgregazione dell’Occidente, portando immensi danni ed aprendo le dighe che contenevano la follia repressa della civiltà.

E’ ora giunto il momento di portare alla lenta riabilitazione le arti figurative, riallacciandosi passo dopo passo con la tradizione, in modo vivo e pulsante e non di certo anacronistico; recuperare il linguaggio del passato per parlare del presente.

L’Arte deve ritrovare il suo scopo ultimo, ossia parlare ai cuori, ma con un linguaggio articolato; come il Zarathustra di Nietzsche discese dalla montagna quando si sentì pronto per condividere le sue riflessioni riguardo l’umana natura, così anche gli artisti quando trovano un briciolo di Verità la devono rivelare ai molti, immortalandola attraverso la loro arte, per chi ha occhi per vedere e volontà per comprendere.

Rappresentare l'eterna battaglia tra la luce e l'oscurità

In contrasto con la nichilistica e superficiale visione occidentale secolare dell’esistenza, Enrico Ibrahim Deiana cerca di comunicare frammenti d’essenzialità, briciole di vive sensazioni, rappresentazioni visive del rapporto tra Luce ed Oscurità, un tema oggi largamente ignorato dalla società occidentale che, come accennato, predilige focalizzare l’attenzione sui bisogni materialistici, sui discorsi buonisti di politiche in realtà violente e più interessate all’annientamento del passato e della bellezza dei nostri popoli, piuttosto che a migliorare le nostre condizioni di vita sul pianeta.

Ciò che viene promosso dall’alto sono le tematiche frivole prive di trascendenza, l’insignificante, il patetico, la degradazione e la perversione edonistica; tutto è unito da un filo conduttore che sembra cerchi di sopprimere qualsiasi ideale di antica bellezza ed immortali ideali, facendoci dimenticare la bellezza dell’Assoluto, il miracolo dell’Esistenza, la poesia della Vita, il raggiungimento di alti traguardi umani e l’Unicità della Creazione, facendoci sentire più scimmie che uomini, da un punto di vista evoluzionistico.

L’obiettivo prefissato da Enrico è lo sviluppo di un’arte che vada oltre, che parli a chi la osserva, che risvegli ideali assopiti, che faccia riflettere con tematiche inattese, che promuova in qualche modo, indirettamente, i valori delle concezioni esistenziali abramitiche, che al giorno d’oggi porterebbero alla cultura occidentale grande giovamento, ossia il contrasto tra Bene e male, tra Verità e menzogna, concetti che lascia intravedere in uno sguardo di un personaggio, in un’espressione, in una raffigurazione inconsueta, nel dolore di chi si allontana dalla Speranza, concetti che possono essere abbracciati persino da un’ideologia laica e secolarista.

Secondo Enrico l’artista è come un’eremita sulla Terra, un pellegrino che percorre un cammino, un percorso di ricerca della Verità; una strada stretta e difficoltosa ma che gli offre grandi doni spirituali, permettendogli di trovare frammenti di coscienza universale lungo il faticoso percorso, che poi vengono cristallizzati in forma d’arte secondo le proprie limitate capacità umane; piccole gemme che l’artista trova, custodisce e mostra a chi incontra durante la sua vita.

Essere artista oggi, in un mondo oggi cosi decadente che sta perdendo il senso della ragione ed accumulando follia ed egoismo, è un modo per ricordare alla specie umana ciò che noi in realtà siamo; non dobbiamo mai dimenticarci perché ci troviamo su questa Terra e quanto poco tempo abbiamo in realtà per afferrare un più alto scopo esistenziale, divenendo qualcosa di più elevato.

La vita è un viaggio spirituale e gli artisti tramite le loro opere, devono cercare di ricordarlo a chi vuole ascoltare.

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