La svalutazione ed il crollo delle Arti Moderne

“Le immagini utilizzate sono a scopo puramente illustrativo e decorativo. Non intendono rappresentare la realtà dei fatti né offendere l’integrità di persone, luoghi o avvenimenti.”

Da un dipinto di Enrico Ibrahim Deiana: "Apocalisse: Autoritratto"

Immaginiamoci di essere un investitore finanziario che invece che operare con prodotti d’investimento del mondo della finanza, commercia prodotti culturali puntando alla loro ascesa nel grafico.

Tale investitore noterebbe che in questi anni la cultura moderna di una certa politica estremista, il cosiddetto “Wokeismo” (qui non c’è alcuna intenzione di discriminare nessun individuo), una strana degenerazione dell’ideologia Neo-Bolscevica, che oggi influenza pesantemente la cultura dell’Occidente, ha dominato il mercato e l’informazione mediatica, stando sempre in cima rispetto alla concorrenza, nonostante i forti dissensi e la mancanza d’interesse da parte del pubblico, ignorando completamente le preferenze del consumatore.

Solo personaggi pubblici completamente dipendenti dal sistema dominante l’hanno presa sul serio elogiando questa comica ideologia, cosi come fanno la cinematografia, i servizi mediatici ed informativi, cercando di promuoverla e spingerla all’accettazione della massa.

Il risultato in ogni caso, fu di essere rifiutati dal pubblico stesso e persino ridicolizzati.

Se non è infatti il pubblico a richiedere, ma il suggerimento avviene dall’alto e per essere alimentato ha bisogno di continui finanziamenti e promozione della propaganda favorevole a riguardo, possiamo denotare che non si tratta di un “trend” genuino, ma di una bolla finanziaria.

Nel momento in cui essa non viene più supportata da ingenti somme finisce sempre per scoppiare, trascinando con se nell’abisso chiunque la supporti, a meno che non scenda in tempo e si converta al nuovo trend.

Immaginiamoci di essere un collezionista d’arte che avesse investito milioni di dollari nell’acquistare opere d’arte moderna e contemporanea, sicuro che queste opere fossero un “bene rifugio“, capaci di mantenere il proprio valore commerciale eternamente, se non aumentandolo persino… Che succederebbe se la narrativa riguardo la legittimizzazione delle arti moderne venisse in qualche modo fratturata e perdesse efficacia?

Mr. Leo, Jean-Michel Basquiat (1982)

Che accadrebbe se le macchie su tela (pensiamo al dripping di Jackson Pollock, 1912-1956), l’arte invisibile (partita da Yves Klein, 1928-1962), i barattoli della cosiddetta “merda d’artista” (del Piero Manzoni, 1933-1963) perdessero d’un tratto tutto il loro valore… e musei, gallerie e collezionisti si trovassero con oggettistica considerata niente più che cianfrusaglie o spazzatura?

Che danno economico porterebbe agli investitori una situazione del genere, questa probabile “inversione del trend” di cui parliamo? Pensate a quante Gallerie d’Arte fallirebbero, quante collezioni private diventerebbero proprietarie di cartastraccia e quanti libri di storia dell’arte diverrebbero ridicoli in quanto non più sensati.

Prima che la bolla finanziaria scoppi ed i prezzi delle proprie azioni calino drasticamente fino a toccare il fondo, un trader furbo ed esperto abbandonerebbe la nave che affonda e si riprenderebbe i soldi investiti quando le quotazioni sul mercato sono ancora buone e si sentono i forti segnali di una discesa.

E se stessimo per fare esperienza diretta di un’inversione dei valori della società occidentale, un ritorno alla tradizione che stigmatizzerebbe e ridicolizzerebbe tutto ciò che nella modernità è considerato di valore? Che succederebbe se questa bolla artificiale, di cui il pubblico si è stancato, scoppierebbe?

Possiamo infatti notare negli ultimi tempi, i forti segni di un’inversione di trend riguardo la narrativa politica dominante; l’elemento “MODERNISTA“, ossia la narrativa occidentale dominante nell’ultimo secolo, ha raggiunto il suo picco…e si cominciano a notare mancanze di spinta da parte del trend, che sembra resistere solo grazie ad iniezioni artificiali di contante proveniente dalle solite multinazionali, che lo rendono apparentemente ancora in cima; in realtà, stanno facendo battere il cuore artificialmente ad un cadavere cercando di rianimarlo.

Negli ultimi anni il politicamente corretto, la cultura dell’inclusività moderna e della celebrazione della debolezza non furono mai stata criticati dai mass media ufficiali; per anni furono infatti celebrate minoranze artificiali auto-elette sulle quali veniva investito sempre più denaro per spingerle continuamente sotto i riflettori, mentre si lasciavano alla fame ed ignorati, i veri talenti e geni, che sfortunatamente per loro non si autoclassificavano come neo-minoranze artificiali.

Si viveva per anni in una rosa bolla di sapone, dove tutto ciò che era rosa, profumato artificialmente d’arcobaleno e diverso per auto-elezione era promosso, mentre tutto ciò che era tradizionale e a favore delle radici culturali, veniva ridicolizzato ed offeso; dopodiché quando la bolla narrativa cominciò ad inclinarsi, denotammo tutti un’ondata di conservatorismo incredibile che passo dopo passo cominciò a smantellare tutto ciò che la sinistra arcobaleno costruì negli ultimi decenni, ridicolizzandola efficacemente e facendole perdere potere politico.

Il trend della sinistra moderna, che possiamo datare da un punto di vista storico artistico con l’inizio ufficiale del movimento DADA (anche se appariva con connotati diversi, improntati sull’anarchia ed anti-accademismo) sembra ormai annaspare prima di un eventuale collasso; quando un trend tocca il picco storico ed iniziano a notarsi strane divergenze tra tentativo di promuovere il trend e fallimento nella sua attuazione, ci accorgiamo che siamo arrivati al punto di una probabile inversione completa del trend, che si scopre nel caso non era nulla più che una bolla finanziaria artificialmente gonfiata.

Questa inversione, nel momento in cui avverrà, toccherà ogni ambito della società e non solo strettamente le arti, in quanto anche il Dadaismo si ramificò in ogni ambito culturale dell’Occidente influenzandolo con la sua ideologia relativista.

Cosi accadrà perciò con la restaurazione dei valori, che a differenza del “modernismo degenerato”, si auto-alimenta in modo naturale come un organismo che punta alla sua sana crescita e non invece all’auto-annientamento, come avviene con la sinistra moderna, che ignora il buono e promuove il disastro.

L’arte nell’ultimo secolo appare morta, appare ridicola e se non fosse oggi utile per l’ingegnerizzazione sociale, per salvaguardarsi economicamente dalla tassazione, per il riciclaggio di denaro sporco di grandi enti o per spostare grandi quantità di denaro per scopi occulti come corruzione o traffico illegale, nessuno le avrebbe mai dato credito. Chi genuinamente, senza doppi fini, acquisterebbe macchie su tela pagandole milioni di dollari?

Un intelligente uomo d’affari lo acquisterebbe per motivi ben più pragmatici, alcuni dei quali abbiamo elencato e nel caso le arti moderne crollassero come “bene di scambio”, sarebbe il caso d’abbandonarle il prima possibile.

“Il fine giustifica i mezzi” è infatti il loro motto, quindi acquistare anche prodotti cartastraccia, fino a quando hanno un valore virtuale.

La cultura modernista non ha portato benefici reali nella società, ma ha solo rallentato il bello che l’Occidente stava già sviluppando; il progresso tecnologico e scientifico degli ultimi secoli non è sicuramente il risultato di strambi ragazzini violenti con i capelli blu, che protestano in strada, piangendo perché desiderano che l’aborto si estenda al nono mese di gravidanza.

Il progresso è il risultato di persone disciplinate, volenterose, che hanno radicato i propri principi nella tradizione e nel patrimonio conoscitivo millenario, cercando di dare il proprio contributo.

Senza iniezioni di copiosi investimenti, la cultura di sinistra di matrice dadaista verrebbe etichettata come creazione artistica delirante e crollerebbe immediatamente, ma dato che fu scelta come Cavallo di Troia per scopi ben diversi da quelli da loro proclamati, ebbe il privilegio d’ottenere spinte finanziarie enormi in modo che le diedero una parvenza di successo e di legittimazione.

I tempi sono maturi per il suo crollo ed un nuovo popolo sta nascendo, stanco della pressione ideologica nefasta.

Investire sull’arte della Restaurazione permetterebbe lo sviluppo di uno nuovo accademismo, di una proliferazione delle arti e dei mestieri classici; farebbe rifiorire la società a nuovo Rinascimento cambiando l’intero corso della storia umana, portando enormi benefici alle Nazioni che l’accoglierebbero.

Continuare ad investire su chi sta perdendo e degradando la società non porterà sicuramente a profitti a lungo termine nessuno, in quanto a nessuno piacerebbe prosperare in una civiltà caduta negli abissi.

Riparare la cultura riportandola verso un percorso sano, porterebbe alla prosperità e alla ricchezza generale; un’arte malata invece, come possiamo oggi denotare dai suoi frutti, ci ha portati alla degenerazione e alla distruzione del tessuto sociale, facendo rischiare a diverse etnie Occidentali di finire estinti a causa del drastico calo delle nascite.

Il conservatorismo odierno si è dimostrato altamente preparato culturalmente e sta abbattendo tramite dibattiti e ridicolizzazioni mediatiche qualsiasi punto focale su cui la sinistra si è basata negli ultimi anni, seppur si tratti quasi sempre di un’opposizione controllata, che dissuade dai punti focali.

Anche l’arte accademica deve seguire gli stessi passi ed abbattere la favola dell’arte moderna, che è stata imposta nella storia dell’arte, resa ufficiale da una classe politica che ha preferito svendere i propri valori per trarne profitto personale, a discapito della salute culturale pubblica.

E’ il momento che si sviluppi l’arte della restaurazione, che costruirà un ponte tra il 1800 ed il nuovo millennio, recuperando naturalmente tutto ciò di buono che le avanguardie hanno portato, perché demonizzare il tutto non è mai una soluzione; bisogna invece osservare con sguardo neutro e riconoscere pregi e difetti di qualsiasi area; qualsiasi elemento positivo verrà assimilato, mentre le parti incancrenite verranno esportate.

Durante l’ultimo secolo sono stati infatti create interessanti opere d’arte, ma solo perché hanno cercato di conciliare la tradizione con i dilemmi odierni; chi invece si è lanciato nell’estremizzazione del concettualismo artistico, nello stile dell’orinatoio di Marchel Duphamp (1887-1968) ruotato di 90 gradi e proclamato come la nuova arte, verrà invece dimenticato dalla storia e sepolto nel cimitero di chi vendette i propri valori morali.

Dobbiamo perciò valorizzare le scoperte utili dell’arte contemporanea; sono stati infatti sviluppati nuovi materiali mai utilizzati fino a prima, come le resine siliconiche, che permettono la creazione di opere d’arte estremamente realistiche, cosi come filosoficamente l’utilizzo di punti di vista estremamente soggettivi ed azzardati nella pittura; ha avuto i suoi vantaggi la rottura di alcune regole d’etichetta, per creare opere diverse ed esibizioni molto meno formali ma che ricordano lo studio genuino dell’artista, luogo di ristoro dell’ispirazione, creando un rapporto reale tra arte e pubblico.

La genuinità è una caratteristica importante dell’arte contemporanea, che se accompagnata all’Accademismo, diviene una fusione di sincerità e tecnica avanzata; bisogna creare un ponte con i visitatori, mostrandogli il lato umano e la ricerca e sofferenza che c’è dietro qualsiasi creazione di un’opera d’arte. Questi sono elementi validi che bisogna assorbire nella nuova arte, in modo che non si diventi nuovamente rigida e chiusa a qualsiasi novità; la rigidità la porterebbe ad una nuova caduta, diverrebbe il punto debole dell’Istituzione Accademica, come avvenne alla fine del 1800 con il conflitto tra l’Accademia di Belle Arti di Parigi ed il “Salon des Indépendants” degli Impressionisti. Bisogna mantenere alti gli standard, ma anche i messaggi veicolati, rimanendo aperti a sperimentazioni creative che però vanno rese qualitativamente degne di essere presentate al pubblico.

Ci vuole apertura mentale, ma un’apertura sana e al fine di costruire qualcosa di meglio, un’elasticità guidata dalla ragione, non al fine di abbassare gli standard ma di elevarli in un unione tra razionalità e emozione.

Jacques Louis David, Incoronazione di Napoleone, 6.21 m × 9.79 m (1805-1807) | Cy Twombly, Untitled, 325 x 494 cm (2005)

Investire sull' arte nuova tramite donazioni/acquisti

Acquistare opere d’arte della Restaurazione è un ottimo modo per accelerare il processo di cambiamento, che in ogni caso avverrà con il tempo in quanto l’auto-riparazione a fini benefici è ciò che la Natura e l’Universo ottengono autonomamente nel processo di auto-conservazione; investire sull’educazione accademica con l’apertura di programmi dedicati alla restaurazione della cultura, promuovere l’arte con mostre di sensibilizzazione a riguardo, pubblicazioni di divulgazione, è la controffensiva perfetta per sanare il mondo.

Vogliamo che il programma scolastico accademico divenga obbligatorio in tutte le istituzioni d’arte, in modo che si possa di nuovo stabilire il paradigma e fare in modo che i quozienti intellettivi vengano stimolati. L’arte deve ottenere il rispetto che hanno le Scienze e non essere più trattata come l’ultima ruota del carro.

Vogliamo che la storia dell’arte dell’ultimo secolo venga revisionata e posta ad uno sguardo critico, non influenzabile dalla corruzione monetaria.

Dona ora per contribuire alla causa.

Scannerizza il codice QR per donare:

Per donazioni, contributi, collaborazioni, acquisti ed eventi, utilizza il modulo sottostante.

error:
Torna in alto
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.