Biografia

Un artista contemporaneo che affronta le consolidate avanguardie del secolo scorso

Enrico Ibrahim Deiana al lavoro, mentre dipinge "Natura", olio su tela

Enrico Ibrahim Deiana nasce nel febbraio del 1993 a Nuoro, città del centro Sardegna, isola dello Stato Italiano. Dotato fin da piccolo di spiccato talento nel disegno, si divertiva copiando opere d’arte e ritraendo persone nel tempo libero, vincendo, durante la sua adolescenza, diversi premi in competizioni artistiche a livello locale; si diplomò presso il Liceo Artistico “Fabrizio de André” di Olbia”, frequentando per un anno la succursale di Tempio Pausania, nella quale fruì di un’ottima preparazione accademica.

Ottenuto il diploma liceale, nell’estate del 2012 decise di rendere realtà il suo grande sogno di imparare le arti figurative nella magnifica città dell’arte, simbolo dell’Italia, completando cosi nel 2019 gli studi accademici di Belle Arti  presso la prestigiosa Accademia di Belle Arti di Firenze conseguendo:

  • Laurea triennale in “Pittura ed Arti Visive (2012-2016); tesi intitolata “Anatomia e Nudo“. Per la tesi intraprese ricerche approfondite sul disegno figurativo accademico e sull’anatomia artistica, producendo, oltre lo scritto, una serie di disegni e dipinti ad olio a grandezza naturale di modelli giovani ed anziani a confronto, realistici e particolareggiati.
  • Laurea specialistica in “Progettazione e Cura degli Allestimenti Artistici” (2016-2019); tesi intitolata Esposizioni virtuali; la Collezione dell’Accademia. Per la tesi sviluppò una mostra d’arte in una galleria virtuale tridimensionale, utilizzando software 3D innovativo e visore virtuale indossabile dall’utente, permettendo allo spettatore di ammirare la prestigiosa collezione di sculture in gesso dell’Accademia come se le avesse di fronte a sé.
Screenshot dalla mostra virtuale della "Collezione dell'Accademia", 2019 (Progetto di tesi in grafica 3D)

Nell’immortale città dell’arte di Firenze, Enrico ebbe il privilegio di studiare diverse tecniche artistiche presso l’Accademia e presso maestri d’arte privati, arricchendosi anche della conoscenza assimilata dalla multiculturalità dei numerosi studenti stranieri nella città; acquisì cosi una concezione eterodossa del metodo di disegno e della pittura, sia accademica che moderna, estremamente estesa ed elastica; spese innumerevoli ore copiando capolavori classici della storia dell’arte o di fronte a sculture marmoree, disegnandole dal vivo e ricercando antiche informazioni utili su libri scritti secoli fa ed ora sempre più in disuso; durante il primo anno d’Accademia partecipò alla mostra collettiva degli studenti dell’Accademia, presentando un’opera ad olio che già avrebbe delineato il suo futuro percorso (foto in basso).

Studiò assiduamente anche la storia dell’arte moderna, cercando di comprendere le cause che portarono al completo rovesciamento dei valori e dello stile artistico avvenuto durante il 1900, prendendo il buono e l’utile da queste avanguardie e sviluppando una concezione ideologica e politica che con il tempo aiuti a carpire ciò che sta dietro questi grandi cambiamenti culturali.

Enrico Ibrahim Deiana di fronte alla sua opera "Post- Apocalisse" a Palazzo Medici Riccardi, Firenze. 2012

Durante gli anni di studi accademici, sperimentò con diverse tecniche artistiche acquisendo padronanza tecnico/espressiva in differenti campi, come: pittura ad olio, ad acquerello, tempera all’uovo, affresco, incisione a punta secca e su linoleum, scultura in argilla e calchi in gesso; studiò anche tecniche digitali come illustrazione 2D, animazione 2D/3D, modellazione realistica e rendering 3D, tecniche con le quali sperimentò proiezioni ologrammatiche realistiche ed immersioni nella realtà virtuale, che poi portò nella tesi di laurea specialistica, successivamente; nel 2016 ebbe un importante tirocinio compatibile con gli studi di grafica digitale che aveva già iniziato come sperimentazione artistica, lavorando con la “modellazione facciale 3D avanzata e animazione per la mimica facciale” presso la “Mimic Production” a Berlino.

Tra i campi da lui più approfonditi dello studio accademico troviamo temi come le esercitazioni di Charles Bargue, il disegno costruttivo russo, la composizione ed il bilanciamento visivo, la teoria dei colori, l’anatomia figurativa, la fisiognomica, la simbologia ed iconografia,  i diari e trattati d’artisti; approfondì  inoltre sperimentazioni moderne inerenti alle arti contemporanee, come gli studi moderni sulla percezione visiva, le tecniche di raffigurazione impressioniste ed espressioniste, il concettualismo e le teorie delle arti moderne ed odierne , dalle quali ha tratto spunti per creare un ponte tra tradizione e contemporaneità.

Mentre conduceva gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, insegnava già privatamente da diversi anni ciò che aveva già acquisito da autodidatta; dal 2017 divenne ufficialmente uno dei professori d’arte presso l’Accademia del Giglio di Firenze, ritrovo per tantissimi studenti amanti dell’arte, di tutte le nazionalità.

Conclusa la laurea specialistica nel 2019, ebbe esperienza come scenografo teatrale, lavoro che gli permise di consolidare diverse conoscenze acquisite in modo pragmatico e diretto, allestendo un teatro per gli spettacoli serali; fu poi assunto come professore d’arte presso il Liceo Artistico (International Art High School) a Guangzhou, Cina e successivamente continuò privatamente e presso scuole ed associazioni scolastiche.

Non ebbe inizialmente interesse ad esporsi come artista figurativo ma preferì operare solo come professore d’arte, in quanto cercava ossessivamente di portare a maturità la sua concezione artistica, fermo del parere che bisogna esporsi pubblicamente solo quando si ha qualcosa di fondamentalmente necessario da condividere e mai prima, astenendosi perciò dalle occasioni di promozione.

Dopo tanti anni di profonda meditazione, studio assiduo e sperimentazioni su cosa fosse utile comunicare con l’arte e cosa no, constatò di essere pronto per cominciare a comunicare le proprie creazioni; in tempi di cosi tanto trambusto e tragedia, Enrico continua ad oggi a sviluppare un linguaggio artistico che gli permetta di descrivere efficacemente la società contemporanea, interagendo con essa attraverso immagini a volte provocatorie, a volte derisorie, a volte drammatiche o speranzose, ma che abbiano tutte lo scopo di distogliere l’attenzione dalla narrativa secolare dominante, dalla bolla propagandistica onnipresente, contribuendo tramite l’arte, nel suo piccolo, nell’espansione della consapevolezza generale degli individui; il suo obiettivo è mostrare un punto di vista radicalmente opposto a quello imperante in Occidente, iniettando poesia, trascendenza, offesa presunta oppure orrore distopico, a seconda dell’opera e del messaggio che intende comunicare.

Dietro le immagini controverse ed inusuali, ad un livello più profondo di lettura, si denota un messaggio codificato di profondità esistenzialista e filosofica, invece che il solito tentativo comune di produrre arte commerciale compatibile con le richiesta odierna di propagare degrado, anti-morale e superficialità contenutistica, facilmente vendibile ma priva di qualsiasi utilità etica.

Enrico accosta l’arte alla filosofia esistenzialista e preferisce il cammino tortuoso che porta a vere gratificazioni nel lungo termine e non al sacrilegio di rendere l’arte un banale e superfluo prodotto commerciale.

Il suo lavoro investigativo attinge al patrimonio visivo e simbolico della cultura tradizionale occidentale del passato, senza dimenticare le interessanti sperimentazioni moderne, con l’obiettivo di creare una riconciliazione tra tradizione e modernità, in contrasto diretto con l’ideologia modernista che tenta di annichilire il patrimonio del passato in nome del famigerato ed ormai dubbio “progresso culturale”, non constatabile dai frutti che questa società produce.

"Ritratto di ragazza che ignora la Guerra" e "L'impossibilità di fermare la vita", entrambi olio su tela

La sua filosofia artistica

Rifiuta consapevolmente la rottura con il passato promossa dal movimento anarchico DADA che nel 1916 a Zurigo definì l’ideologia delle avanguardie fino ad oggi operanti, oggi consolidatesi come “Arte Ufficiale” e ramificatesi in qualsiasi ambito culturale che promuova indifferenza e rifiuto per la tradizione, celebrazione dello scandalo e del degrado morale, ossia i cosiddetti “valori” della modernità.

Si domanda se la deliberata recisione dei legami con il nostro passato sia stata in qualche modo sfruttata e cavalcata da entità che ora sfruttano l’arte veicolando messaggi politici che possano ingegnerizzare socialmente la civiltà Occidentale, allo scopo di modellare individui nichilisti e deboli, facili da controllare ed influenzare; un’avanguardia ribelle che divenne “Arte Ufficiale”, che oggi pare ostacolare chiunque cerchi di riscoprire la tradizione del passato, etichettandolo come “ignorante anacronista”.

Enrico intende distruggere questo muro ideologico che impedisce alle Belle Arti di tornare a dirigere la cultura di massa e sostiene che l’unica soluzione per sanare il frammentato tessuto sociale sia oggi creare un compromesso pragmatico tra passato pre-impressionista e post-dadaista, recuperando il bagaglio della tradizione artistica e le ricerche concettuali/esistenziali contemporanee, allo scopo di parlare della società del presente, convertendo la negatività distruttiva della modernità in un’alleata della tradizione.

Il suo lavoro artistico si prefigge infatti di costruire un ponte con il passato, recuperando il patrimonio culturale che oggi sembra non esistere più, per poi applicarlo in modo tecnico e coerente, affrontando così le problematiche odierne della società liquida e relativista contemporanea; una società in caduta libera, in continuo declino, comprensibile solo se osservata da una prospettiva esterna, fuori dalla bolla di propaganda moderna che immerge i suoi cittadini.

Si può già percepire un collasso imminente, a meno che non si ristabiliscano gli antichi principi.

In questo tentativo di riportare in vita il passato assopito, egli non indietreggia anacronisticamente ma avanza, proponendo un percorso alternativo a quello delle avanguardie, che promuovono tutto tranne il Bello ed il Giusto, in modo che l’arte possa essere di nuovo vestita dei suoi abiti regali, recuperando la sua dignità, il suo significato di ricerca di una Verità immortale, soccorrendola dal decadimento culturale in cui oggi la lasciano annegare.

Oltre ad essere artista figurativo, come già accennato, ha insegnato in diverse istituzioni, in Italia e all’estero, e continua a seguire un gruppo privato di studenti dedicati allo studio pratico delle tecniche artistiche, dato che nelle istituzioni pubbliche si denota sempre più una degradazione dell’insegnamento a riguardo e la maggior parte degli studenti d’arte necessita una sorta di “terapia di disegno accademica” per guarire dai cattivi insegnamenti appresi a scuola.

Enrico Ibrahim Deiana di fronte ad un suo dipinto "La ribellione della Natura"

Curriculum Vitae

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